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Monumenti e opere d'arte

LA PIEVE DI SAN MARTINO d'ASIO

immagine: pieve di s.martino

La Pieve di San Martino d'Asio, recentemente restaurata, fu eretta nel 1503 da Gregorio da Zegliacco, col concorso dei Savorgnan signori del luogo. Preceduta da un ampio portico con archi a tutto sesto, con campanile con bifora campanaria ímpostato sulla facciata, è costruita in pietra locale non intonacata.
L'interno ad aula, con copertura a capriate, ha un piccolo presbiterio con volta costolonata.
Prima del terremoto, le pareti dell'arco trionfale erano adornate da due altari lignei recentemente restaurati dalla Soprintendenza: a destra un altarolo di intagliatore friulano del secolo XVI contenente una pala d'altare nella quale sono raffigurati i Ss. Rocco, Sebastiano, Urbano, e un Angelo, opera del pittore udinese Giacomo Secante (1576). Rimosso l'altare (ora collocato nella parte destra della chiesa) è venuto in luce un affresco raffigurante S. Martino e il povero: il santo è visto a cavallo, statico entro un ambiente dal pavimento piastrellato, racchiuso da una serie di cornici rinascimentali dipinte.
E' opera del naïf Marco Tiussi, 1564, cui spettano anche le malandate pitture dell'antico altare laterale dedicato alla Madonna.
A sinistra dell'arco trionfale c'era il grande altare barocco (in pessimo stato di conservazione depauperato anche da furti, si che nel restauro si sono dovute costruire alcune parti ex novo) ritenuto di mano del gemonese Girolamo Comuzzo, contenente una statua della Madonna con Bambino pregevole opera di Giovanni Martini (1508) ora ricoverata al Museo di Pordenone.
L'opera più conosciuta della pieve è l'altare maggiore, eseguito tra il 1525 ed il 1528 da Giovanni Antonio Pilacorte; è il primo grande altare in pietra che un lapicida lombardo abbia lasciato in Friuli. Compromesso tra architettura e scultura, è a due piani con ampio fastigio.
E' ricco di statue e di episodi: nel fastigio, l'Annunciazione e, sopra il piccolo timpano, un Eterno Padre; nel riquadro superiore la Crocifissione; nei tre scomparti in alto, a sinistra Ss. Margherita, Caterina e Gíovanni Evangelista, al centro la Nativìtà, a destra i Ss. Michele arcangelo e Nicolò; in basso, a sinistra S. Martino e il povero, al centro la Madonna con il Bambino, a destra i Ss. Giacomo e Maria Maddalena. In più, naturalmente, la ricca decorazione con motivi fitozoomorfi, con testine di cherubini e con due angioletti ai lati della custodia. Tre scritte indicano la data d'inizio e di terminazione e l'autore del polittico; sul fianco sinistro: «MDXXV Tempore / DomiNo PresbiterO IoannI / ARBEnse», sul piedistallo dei Ss. Giacomo e Maddalena: «MDXXVIII PresBiteRO IOAnnE ARBEnSe PLEBANO / AVCTOrE ECCLEsiae ATQue STATV LAPIDAE»; sul piedistallo del gruppo di S. Martino: «Tempore PETRO SIMONIS CAMERArIO / IOANE ANTONIO CAROnEnSIS SCVLPTOrE Fecit».
Nel 1563 l'altare fu fatto dorare dal pievano Leonardo Fabricio.

LA CHIESA PARROCCHIALE DI SAN MICHELE ARCANGELO A VITO d'ASIO

La Chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo a Vito d'Asio, settecentesca, con facciata in pietra costruita su disegno di Domenico Rupolo (secolo XX), dal parroco artista don Gabriele Cecco, è stata restaurata e riaperta al culto nel 1989. Nel coro, affreschi della seconda metà del sec. XVIII dell'osovano Biagio Cestari (Presentazione al tempio e Nozze di Cana; perduti nel sisma la Caduta degli angeli ribelli nel soffitto della navata ed Evangelisti ed Angeli nelle vele dell'abside), sculture di Luigi Ferrari (1869, S. Vito e S. Michele, nell'altare maggiore). Sono interessanti anche la pala con la Madonna del Rosario, eseguita nel 1835 da Odorico Politi, la pala della Madonna della Cintura di Giuseppe Buzzi (1683-1769), due dipinti della monfalconese Marianna Pascoli (1790-1846) con S.S. Mattia e Antonio da Padova e Luigi Gonzaga e Vincenzo Ferreri.

LA CHIESA DI S.ANTONIO IN PIELUNGO

A Pielungo, nella Chiesa di San Antonio, affreschi di Francesco Barazzutti di Gemona nel coro (1905): sono stati restaurati dalla Soprintendenza dopo i gravi danni del terremoto, in seguito al quale è andato completamente distrutto l'affresco dello stesso Barazzutti nel soffitto della navata (Gloria & S. Antonio).
Nella chiesa, tre altari in marmo dell'inizio del secolo, in stile gotico: sembrano dovuti - per la munificenza del conte Giacomo Ceconi di Montececon - agli scultori carrarresi Nicoli e Beretta, cui va assegnato anche il fonte battesimale.

IL CASTELLO CECONI

immagine: facciata castello Cecconi

A Pielungo sorge il celebre Castello voluto all'inizio del secolo dal conte Giacomo Ceconi (che aveva fatto fortuna all'estero come costruttore): architettura di un neogotico fiabesco che non ha eguali in regione.
Accresce il fascino del complesso la sua incantevole posizione panoramica.